giovedì 28 aprile 2011

Moravia e Pasolini, il sogno di una cosa - L'intervista al prof. Giulio Ferroni

Il Mattino di Avellino 28/04/2011
L'INTERVISTA

Loredana Zarrella
«Moravia, Pasolini. Intellettuali, amici, scrittori». È il tema delle due giornate di studi - oggi e domani - promosse dalla Fondazione Carlo Gesualdo e il Lions Club di Avellino con il patrocinio del Fondo Moravia, della Provincia, del Comune di Avellino e della rivista «Sinestesie». Un’occasione per discutere dell’amicizia profonda tra due intellettuali del ’900 con due sguardi diversi sul mondo, come afferma Giulio Ferroni, docente all’università di Roma «La Sapienza» e autore di numerosi studi critici di letteratura italiana: «Pasolini ha esibito sempre quella che lui chiamava la disperata vitalità che in Moravia c’era ma era sempre trasposta in oggetti e personaggi esterni». Oggi alle 17,30, presso Palazzo della Provincia l’apertura, con la proiezione del documentario «Caro Alberto...» di Gianni Barcelloni e la presentazione del libro «Alberto Moravia» di René de Ceccatty. Domani alle 10, presso il Convitto nazionale «Pietro Colletta», interverranno lo scrittore René de Ceccatty, biografo di Moravia, Epifanio Ajello e Alberto Granese dell’Università di Salerno, Giulio Ferroni della Sapienza di Roma, Barcelloni e Gianna Cimino, nipote di Moravia.
Ferroni, Alberto Moravia e Pier Paolo Pasolini, intellettuali e amici ma anche compagni di viaggio.
«Hanno fatto tante cose insieme, hanno cominciato con la frequentazione dei ristoranti romani a metà anni ’50, quando si vedevano con Elsa Morante, Giorgio Bassani e altri. C’erano sempre grandi discussioni, Pasolini era quello che parlava di meno, un po’ taciturno. Il legame con la vita quotidiana della Roma degli anni ’50 si è prolungato con altre persone che si sono aggiunte come Enzo Siciliano, poi è arrivata Dacia Maraini dopo la separazione di Moravia con la Morante. Tutti nei confronti di Pasolini si sentivano in un’aria di protezione, sapevano che faceva questa vita comune ma che nello stesso tempo aveva un’altra zona della sua esistenza che era tutta per lui. Lo sentivano vicino ma sentivano il bisogno di proteggerlo e la sua morte è stata come un colpo inferto a questo ambiente romano».
Segno di grande stima la rabbia espressa da Moravia in occasione dei suoi funerali.
«Famosa è la commozione di Moravia che non riuscì a dire altro del fatto che era morto un poeta. È stata una sorta di chiusura sacrificale rispetto a questo mondo culturale che loro avevano vissuto con tante speranze. Tra l’altro una frattura grossa per tutti è stato il ’68 quando Pasolini, in modo particolare, si è sentito colpito da una cultura giovanile che rifiutava alcuni modelli culturali».
Due personalità differenti così come il loro approccio alla scrittura. Moravia razionale, grande conversatore, con uno sguardo illuministico sul mondo, Pasolini irrazionale, chiuso, sognatore.
«Avevano una grande disponibilità a confrontarsi con tutto il mondo, di grande importanza è stato il viaggio fatto insieme in India. Il gruppo era anche un modo di conoscere il mondo e di rapportarsi alla letteratura. Interessante confrontare il modo diverso in cui Moravia, Pasolini e la Morante si ponevano nei confronti della scrittura. Avevano tre modi diversi di dedicare il tempo alla letteratura: Moravia era assolutamente sistematico, aveva una metodicità quotidiana nella scrittura dei romanzi, Pasolini invece era sempre immerso nella sua creatività, aveva una parola letteraria e cinematografica fluente, bruciava sempre l’esperienza nella parola per cui scriveva versi dappertutto; la Morante era disposta solo a concentrarsi ogni volta su un’opera particolare, quando si immergeva era tutta un’immersione».
Molto amici seppur molto diversi, dunque.
«Nonostante la loro convergenza esistenziale, avevano caratteri e atteggiamenti mentali diversi ma sono stati capaci di confrontarsi e di convivere anche nei loro conflitti. Moravia aveva una presenza problematica nei confronti di tutto, aveva l’occhio dell’intellettuale professionale. Pasolini cercava invece di bruciare l’esistenza, ma aveva anche uno sguardo problematico più estremo di Moravia. La sua omosessualità l’ha del resto messo in grado di avvertire tutte le contraddizioni della realtà contemporanea con cui si scontrava pericolosamente».
Un’amicizia fatta anche di molti consigli reciproci?
«C’era un presentarsi reciprocamente le opere. Interessante il fatto che l’opera postuma di Pasolini, ”Petrolio”, è accompagnata da una lettera a Moravia, dove lui indica il carattere problematico e aperto del libro che sta scrivendo. Un’opera, suggello tragico della sua esistenza, che è rimasta strettamente legata a Moravia attraverso questa lettera che è un modo di presentare ”Petrolio”, un’opera angosciosa e terribile».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Nessun commento:

Posta un commento